senza un giusto titolo

orari
orologi
ore
secondi
tic
tac
tic
tac

passano in fretta
o leeentamente.

Non so come facciano a non avere tutte quelle cose che ci sono qua dentro.
Immagini
una
dietro
l’altra
Suoni
rumori
Sensazioni
tattili
odori
Tutti questi ricordi
Cose vissute

generano una cascata, un’esplosione, un vulcano
altre immagini

Ore ed ore
il tempo che passa
a seguire le curve
le spire
e le linee

lasciarsi guidare dai pensieri
in adorazione del mondo
che pace

Non so… come fanno?

(Offrire l’appoggio, la spinta, ho la forza di trascinarli,
che altro devo fare?)
costante ricerca di saldare il mio debito di condivisione
prendere dal mondo
dare
per l’equilibrio delle cose

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tra poco – domenica d’aprile in bici

Tra poco tornerò verso casa.
Il sole si sta abbassando,
quando arriverà tra quei rami laggiù mi alzerò, promesso.
Fissare nella memoria la sensazione dell’erba pungente sul corpo nudo,
del profumo della sua linfa,
dei suoi colori forti,
caldi.
Il suo sapore acidulo in bocca,
il rumore…
I 3 alberi,
le cornacchie che volano basse,
perchè no, una di loro potrebbe essere il piccolo Gino, che portai qui anni fa.
Piccole vite mi solleticano camminandomi addosso.
Qui si,
mi perderei… ma mi fermo.
Scoiattoli che camminano nell’erba così vicini a me,
la giovane cerva nel bosco,
piccolo burattino appeso negli alberi laggiù, mi guardi e taci

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un airone – cronaca di un viaggio in treno – 2011

chissà qual’è la sensazione che si prova a volare
Un airone.
L’aria che sferza il becco, leggermente accarezza il piumino denso sulle guance,
lo sento che rinfresca la pelle intorno agli occhi, chissà
se farà seccare gli occhi obbligandomi ad usare la terza palpebra…
Dietro la nuca,
sul collo,
caldo,
muovo le spalle e sento quel punto,
caldo,
là in mezzo,
tra le scapole.
Sento quella forza fredda sui polsi e sulle braccia, nell’incavo del gomito,
lungo le mie ali spiegate,
Sento la vibrazione delle penne,la stessa forza che me le spinge verso l’alto
le preme verso il basso,
chissà
se sento anche quel suono che l’aria fa passando tra le vibrisse.
Come un pallone
caldo,
sotto le ali,
tra le dita,
nelle ascelle,
non devo fare altro che accoglierlo
per andare
su,
su
dove la differenza di temperatura mi provoca un brivido lungo la schiena.
Sempre più in alto,
finchè sento la pressione che mi infastidisce il cranio
e mi intorpidisce le zampe rannicchiate.
Allora è ora di scendere un poco,

ecco

sento quel vento
più fresco
che mi farà perdere quota,
devo solo
lasciarmi
abbracciare.

Ora mi sta per schiacciare a terra,
lo sento premere forte sulla schiena
e fischiare tra le piume della coda.

Solo trovare
un posto
tra tutte queste sterpaglie,
fusti di mais rinsecchiti,
canali d’acqua…
ecco,
canali d’acqua…
magari ci rimedio anche la cena.
Laggiù
ho visto qualcosa muoversi nella fanghiglia,
le mie zampe si abbassano ed in una breve camminata sono arrivato a toccare terra.
Si,
lì,

si muove,
i pochi raggi che trapassano questa nebbia fitta lo hanno tradito,
facendo per un attimo brillare le sue squame…
Ora devo solo scendere
piano
nell’acqua,
come la più fragile delle superfici
la buco con le mie lunghe dita
e a passi
lenti
mi avvicino alla creatura
ignara.
Lascio che con l’ultimo battito di pinne
raggiunga la mia zampa,
probabilmente l’ha scambiata per un arbusto…
Come un lampo il mio becco si immerge, uno stiletto veloce strappa la quiete vellutate e sento lo stridio delle sue squame dure nel mio becco.
L’acqua è fredda,
il sapore metallico della terra
e un po’ salato.

Non muoverti più piccolo essere argentato,
non torturarti ulteriormente,
accetta la tua fine.
La mia lingua rastremata aggredirà la tua pelle lucente e ti accompagnerà verso il mio stomaco.

Chissà

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V.

e V. disse -Sogno o son desta?- con un ghigno sul viso.
Non aveva la più pallida idea di dove si trovasse e come diavolo ci fosse finita.
Avrebbe davvero potuto essere un sogno,
ma come scoprirlo?
Si guardò intorno.
In alto….
nuvole, cielo di un colore grigio azzurro, come avesse piovuto da poco.
In basso, fino all’orizzonte,
una distesa infinita,
verde,
con delle chiazze scure che avrebbero potuto essere siepi,
o qualche albero sparso.
Odore di pioggia e terreno scricchiolante sotto le suole delle scarpe completavano il quadro.
Ma tutto questo non le diceva nulla….

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a volte ritornano…..

già…..
ritornano i pensieri
e si ritorna sui vecchi passi
vecchie pagine da scrivere
ma non riscrivere…

a presto

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Diario del campeggio, 4

Questa notte ha piovuto. Non un temporale, semplicemente una fitta pioggia durata almeno un paio d’ore. Saranno state le due o le tre, stavo dormendo e il picchiettare, dapprima tenue e poi più forte sul sovratelo (per fortuna impermeabile) della tenda mi ha svegliata. Dopo un po’ anche Petra ha voluto entrare e si è stesa tutta bagnata sulla coperta che avevo messo già il primo giorno per lei vicino al mio giaciglio. Mi sono ricordata anche che avevo i panni stesi fuori ad asciugare e credo di aver fatto una qualche buffa smorfia pensando che stamattina avrei voluto ripartire..

 

E infatti son rimasta qui un altro giorno. Con oggi sono sei giorni che sto qui, e questo posto sta iniziando a piacermi parecchio. La voglia di ripartire mi è quasi passata, poi con l’acqua di questa notte la vegetazione si è rinverdita ancora di più e le mie more (perché ormai questo è il mio bosco , rovi compresi) son quasi pronte per essere mangiate.

 

 

Oggi c’è grande agitazione fra le formiche: la pioggia di stanotte ha distrutto l’entrata del nido e qualche centinaio di operaie ne stan costruendo una nuova in un posto diverso, sempre sotto la pietra ma distante circa venti cm da quella di prima. Chissà quanto è profondo questo formicaio. Perché la colonia mi sembra molto numerosa.. Mi piacerebbe diventare formica per un attimo (ma senza essere mezza cieca come loro, altrimenti non vale!) addentrarmi nei cunicoli e spiarle.

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Diario del campeggio, 3

Dopo tre giorni, anzi quattro in questa specie di paradiso già mi sento meglio. Poi è come se i miei sensi si fossero risvegliati. Sento più suoni, una miriade di odori e colori nuovi. Il tempo è sempre splendido, non si vede neanche una nuvola ma non fa eccessivamente caldo.

 

Questo pomeriggio scenderò in strada di nuovo, a spostar la macchina per evitare ogni sospetto che possa magari turbare la mia vacanza e a prendere una nuova bomboletta di gas. Poi tanto credo che tra qualche giorno ripartirò e cambierò bosco, domani o al massimo dopodomani. Dovrei anche scendere in paese a far rifornimento di viveri, perché la mia scorta si è notevolmente assottigliata ed ho quasi finito la frutta (poco fa mentre ero giù a lavarmi Petra si è infilata nel mio zaino e si è rubata cinque o sei mele la ladruncola)

Non sono per niente stanca, anche se passo gran parte della giornata a fare su e giù per il bosco e la notte dormo come non ho mai dormito in vita mia. Ho portato come al solito il materassino gonfiabile, ma se non l’avessi fatto avrei dormito comoda ugualmente, per terra è così morbido!

 

A qualche metro dalla mia tenda c’è un grosso formicaio alla base di un sasso e ieri a cena ho lasciato cadere appositamente qualche briciola in più per terra per vedere quanto tempo ci avrebbero messo a ripulire tutto. Stamattina ci ho fatto caso e non c’era più neanche una molecola di cibo.. Stavo pensando magari di lasciar fuori il pentolino sporco di pasta al sugo, così non devo più neanche scendere alla fontana a lavare i piatti..sarebbe davvero il colmo.

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Diario del campeggio, 2

Maglione e cena spartana per la sera, e una notte in tenda senza preoccupazioni.

I rumori nel bosco non hanno smesso di farsi sentire neanche un minuto, questo mi ha rassicurata e fatta cadere in un sonno profondo e pieno di sogni.

Petra non ha voluto dormir dentro con me, ha preferito una nottata all’addiaccio e la capisco..

 

La mattina comincia con un raggio di sole che entra dalla finestrella dell’igloo e in lontananza lo scampanare di alcune mucche.

Mentre salivo per il bosco ieri avevo visto una specie di fontana / abbeveratoio rudimentale lungo un sentiero. A berla non mi son fidata, oramai le mie uscite montane si stan facendo più rade di qualche anno fa e il mio organismo potrebbe non essere più abituato a certi stress (e sinceramente non ho nessuna voglia di far la prova, soprattutto ora che son appena arrivata), ma ho portato per l’occasione una tanica espansibile, ottima per portar l’acqua al mio microcampo a bollire. Un tè veloce e qualche biscotto sono la mia colazione.

Oggi mi limiterò a girare qui nei dintorni, fare qualche foto e curiosare un po’.

E’ un bel posto, la vegetazione è fitta ma ci sono dei tratti spogli e rocciosi, ottimi per stendersi a prendere un po’ di sole.

Non ho visto in giro tracce di grossi animali, probabilmente sono più in alto. Però c’è una gran varietà di insetti, molte formiche comprese quelle stupende formiche giganti nere e lucide, e molti uccelli che non so riconoscere.

Ci sono dei rovi a tratti, le more però sono ancora piccole e acerbe, peccato.

Ogni tanto vedo Petra che scatta a rincorrere qualche topolino, ma mai abbastanza veloce per prenderlo prima che si ricacci in qualche buco.

La cosa che più mi piace è il terreno. E’ soffice, perché non è tutta aspra terra battuta e rocce, ma c’è uno spesso strato di non so come definirlo, se muschio sovralimentato o minuscole piantine; probabilmente entrambe le cose. L’aria è umida e fresca, e il sole che a tratti sbuca dagli alberi ha reso questa terra uno splendido materasso color smeraldo.

Ma è incredibilmente bello, tanto da sembrare finto. La prima cosa che ho fatto è stata guardarlo da vicino, poi subito via le scarpe e camminarci a piedi nudi. E’ stato come passeggiare su un prato di velluto appena irrigato, ma la consistenza era un po’ diversa, come se a tratti ci fossero delle piantine di gomma..

Bello.

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Diario del campeggio, 1

Val Susa, luglio 2006

 

fa caldo, ho guidato per un sacco di tempo, il sudore mi scende giù dalla fronte.

il mio obbiettivo era andare oltre monginevro, ma per oggi no, magari domani.

le montagne e il verde mi circondano comunque, e sono felice.

ho superato salbertrand, e ho fermato la macchina in una radura ai margini della strada.

la statale mi avrebbe portato più su, ma per me l’importante era trovare del bosco.

per la strada nessuno, ho fatto scendere il cane, e zaino in spalla ho cominciato ad andare su tra gli alberi.

poi appena trovato un posto riparato, dopo una mezz’oretta di cammino mi sono fermata a riprendere un po’ di fiato e mi sono messa a scrivere l’inizio di questa avventura.

non so ancora cosa farò stasera, il cielo è pulito e se fa ancora caldo vorrei dormir fuori, tanto da queste parti il posto per montar la tenda non manca.

dovrei solo trovare dell’acqua, senza bisogno di andare giù fino in paese.

e soprattutto spero di ricordarmi la strada per la macchina, altrimenti sarà un problema!

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falce

era sera, la mia strada era buia, tutti i lampioni spenti, figure danzavano sui muri delle case, illuminati per un secondo dalle macchine che passavano.

uno strano silenzio.

 

mi aspettavi, avremmo dovuto vederci quella sera

sono scesa in strada,

c’erano dei piccoli chioschi di bibite, alcuni insoliti con musica e divani di tessuto colorato lungo tutto il marciapiede

 

mentre camminavo mi sentivo come se fossi in un altro posto,

sentivo un leggero venticello che mi rinfrescava le spalle nude e continuavo a non udire alcun suono.

vedevo intorno a me la gente che parlava, rideva.. ma era come se qualcosa mi impedisse di captarne i rumori.

 

superai i chioschi, l’unica piccola fonte di luce e mi ritrovai in un tratto di strada assolutamente buio.

non vedevo nulla intorno a me, solo in lontananza alle mie spalle il bagliore di quei localini striminziti, sempre più lontani, lontani

 

conoscevo la strada per trovarti e camminavo sicura e senza timore in mezzo all’oscurità più completa.

sapevo che intorno a me c’erano delle costruzioni, dei cancelli, delle case.. ne percepivo la presenza pur non vedendole.

 

e finalmente eccoti sbucare

prima solo con una punta, poi con tutto il resto del corpo

bianca, luminosa, con i bordi leggermente appannati.

 

questa sera eri uno splendido falcetto

e io godevo della tua luce pura energica e silenziosa.

 

non so quanto tempo sono rimasta a parlarti e fissarti.

 

ora tutto era luminoso e tu eri scomparsa, forse ti eri nascosta in quel gruppo di alberi laggiù, aspettando che venisse di nuovo qualcuno a prenderti

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